La Felicità

Un sorriso che si allarga, le foglie in autunno, profumo di torta. Che cos’è la felicità? Provate a chiederlo a voi stessi e al vostro vicino, otterrete svariate risposte. Questo perché per alcuni la felicità è un’emozione, una condizione soggettiva positiva, per altri è una sorta di stato esistenziale costante, una sensazione costante di appagamento, per altri ancora essere felici coincide con il possedere valori positivi.

La verità è che definire cosa sia la felicità è per chiunque un’impresa assai ardua. Secondo Aristotele la felicità consisteva nel realizzare la propria natura e, poiché l’essenza dell’uomo sono la ragione e la virtù, egli non potrà mai essere felice senza essere razionale e virtuoso, cioè saggio.

Epicuro non credeva che la felicità provenisse solamente dal mondo spirituale, ma che avesse a che vedere anche la dimensione terrena. Di fatto, fondò la “Scuola della felicità” e postulò il principio secondo cui l’equilibrio e la temperanza danno luogo alla felicità. Questo concetto è racchiuso in una delle sue famose citazioni: “Niente è sufficiente per chi il sufficiente è poco”, egli pensava che l’amore avesse poco a che vedere con la felicità, invece l’amicizia sì. Inoltre, era convinto del fatto che non si deve lavorare per ottenere beni, ma che bisogna farlo per amore di ciò che si fa.

Ai giorni nostri troviamo Daniel Gilbert, psicologo e ricercatore ad Harvard, che ha speso parecchi anni a capire cosa sia la felicità. Gilbert distingue tre tipologie: felicità emotiva, morale, legata al giudizio.

La prima tratta di una sensazione affettiva, un’esperienza, uno stato soggettivo transitorio suscitato, anche se fondamentalmente slegato, da qualcosa di oggettivo presente nel mondo reale. Si può essere felici per un film, rimanere senza fiato davanti a un tramonto, essere appagati da una fetta di torta.

La felicità morale tratta di un complesso di atteggiamenti orientati in senso filosofico. Se una persona conduce una vita retta e perbene ed è consapevole del significato etico delle proprie azioni, potrà sentirsi profondamente soddisfatta e contenta.

Infine, nella felicità legata al giudizio, il termine “felicità” è seguito da preposizioni come “per”, “di”, “che”. Una persona sarà felice di andare al parco o sarà felice per un amico a cui hanno appena regalato un cane. Questo implica formulare un giudizio sul mondo, non in termini di sensazioni soggettive transitorie ma in quanto si individua una fonte di sensazioni potenzialmente piacevoli, passate, presenti o future.

Ma quindi cos’è esattamente la Felicità? Se vi chiedessi come fate a sapere di essere felici, quale ragionamento fareste per rispondermi? Su cosa concentrereste la vostra attenzione? Il conto in banca? Il lavoro? La salute? Il corpo? Le relazioni? La natura? Dio? Il contributo all’umanità? Oppure a tutte queste cose insieme?

Ecco che la felicità diventa ciò a cui avete deciso di dare importanza nella vostra vita. Ed è qualcosa di cui sentite di non poter fare a meno perché mancherebbe il senso stesso che avete deciso di darle. Serotonina. La felicità è un cocktail ormonale bilanciato che possiamo imparare a controllare. La fetta di pane e marmellata che cade (ovviamente) dal lato della marmellata, vi arrabbiate o ci ridete sopra? Non possiamo controllare tutti gli eventi, ma possiamo scegliere se e come farci influenzare da essi.

A questo punto, la felicità diventa una scelta. E voi siete pronti a tenervela stretta?

“Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.”

Khalil Gibran

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