Case illuminate, traffico assordante e profumo di zucchero a velo. Domani sarà Natale e tra una settimana finirà anche il 2021. È tempo di bilanci, tempo di guardare indietro e osservare quanto di buono abbiamo fatto in questi mesi e cosa invece possiamo migliorare.
Il secondo anno di pandemia è stato per molti una grande sfida. Altro che comfort zone (concetto che ti spiego tra poco), in risposta al “blocco” totale di quello precedente, io stessa mi sono ritrovata a correre in ogni direzione per i mille impegni e progetti in cui mi sono imbarcata.
Progetti che ho personalmente scelto di attivare per tre motivi: per me stessa come lavoratrice, per i miei figli e per le persone che ho accanto.
Quest’anno ho scelto di fare un salto nell’ignoto.
Cos’è la comfort zone
Come ormai molti sanno, la comfort zone è quell’area psicologica dove tutto è familiare, dove possiamo agire senza paura e ci sentiamo al sicuro. Ma spesso questa sicurezza non coincide con la felicità. Uscire dalla zona di comfort è essenziale per prendere ossigeno psicologico. Al di fuori di quest’area riusciamo ad espandere la nostra visione del mondo, imparare cose nuove, mettere alla prova la nostra forza e modificare le nostre abitudini. Cresciamo.

È stimolante e gratificante, quindi perché spesso ci blocchiamo? La risposta è la paura. Paura sotto molti aspetti: temiamo l’incertezza, temiamo di perdere il controllo o addirittura di fallire. Temiamo il cambiamento stesso, abbiamo paura di essere rifiutati o giudicati per le nostre scelte. In questo modo però non avanziamo. Restiamo fermi e ci poniamo dei limiti.
Siamo al sicuro ma, siamo realmente e totalmente felici? Se guardiamo bene dentro di noi e la risposta non ci piace è il momento di agire.
È quello che ho fatto a inizio anno. Il mio “salto” è stato iscrivermi ad un Master. Era una cosa che volevo fare da tempo. Riprendere gli studi, imparare cose nuove e mettermi alla prova.
Dalla comfort zone alla learning zone
Subito fuori dalla comfort zone si trova la “learning zone”, quella zona in cui dobbiamo attuare nuovi comportamenti. Di questi ancora non conosciamo il risultato, si va per tentativi. Tutto è incerto, perciò, sperimentiamo: ad ogni azione segue la valutazione dei feedback a cui segue nuovamente un’altra azione migliorata. Così ho fatto. Dovevo studiare, lavorare e fare tirocinio riuscendo a conciliare tutto questo con gli impegni familiari e un briciolo di sanità mentale. Ho dovuto incastrare l’orario giusto, il posto giusto e le persone giuste.
È stato facile? No.
Me ne sono pentita? Per niente.
Perché quando ci addentriamo nell’ignoto, attiviamo in noi grandi risorse e il risultato che otteniamo è straordinario! All’inizio annaspiamo, ma poi con lucidità riusciamo a muovere gambe e braccia e tutto diventa fattibile.
Bisogna procedere per gradi, un passo alla volta. Prima cosa, è necessario accettare la sensazione di disagio. Per crescere e migliorare dobbiamo esporci poco alla volta al disagio. Cominciamo ad avvicinarci alle situazioni che ci spaventano e che abitualmente evitiamo, piano piano l’ansia si attenuerà e saremo a nostro agio dove prima non lo eravamo.
Il secondo passo è cambiare prospettiva. Iniziamo a considerare l’ignoto come qualcosa da conoscere e da esplorare, un mondo nuovo pieno di cose da scoprire e non da temere. Dobbiamo imparare a buttarci.
Attenzione, uscire dalla zona di comfort non vuol dire abbandonarla del tutto. Significa ampliarla, aggiungere cose nuove. Una volta superato il disagio iniziale, molte delle cose che evitavamo ci sembreranno familiari.
Guardandomi allo specchio oggi, vedo una me stessa diversa, più matura, più determinata, più felice. Mi sento realizzata, mi sento in movimento, mi sento parte del mondo. Spetta solo a noi decidere di cambiare, nessun’altro può farlo. Sta a noi decidere se vogliamo di più, se vogliamo avere il controllo della nostra vita. Per ottenerlo basta un piccolo passo e il mondo delle opportunità si aprirà dinnanzi a noi.
“Non possiamo diventare ciò che vogliamo essere, restando in quello che siamo.”
Max DePree

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